Cosa sappiamo sul Long Covid?

Long Covid
Il Long Covid sembra riguardare oltre il 50% di chi ha avuto il Covid. Scopriamo tutto quello che sappiamo al momento su questo disturbo.

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Sono ormai quasi due anni che conviviamo con il Covid-19 e, se grazie ai vaccini e alle nuove scoperte sui farmaci è diventato più facile combattere la malattia, ci sono ancora molte cose che non sappiamo su questo virus. Una di queste sono gli effetti del cosiddetto Long Covid, che possono permanere anche per molte settimane dopo la fase acuta.

In questo articolo facciamo il punto su quanto sappiamo sul Long Covid: quali sono le cause più probabili, quali sono i sintomi e che previsioni possiamo fare per il futuro.

Cosa si intende per Long Covid?

Cominciamo proprio col dare la definizione di Long Covid. Con questo termine si intendono tutti quei sintomi, fisici, neurologici e della sfera cognitiva, che proseguono per almeno un mese dopo la fase acuta di Covid-19. Più nello specifico, per Long Covid si intende la sintomatologia che persiste per più di quattro settimane dopo la sospetta infezione e che non può essere spiegata da altre cause.

Si tratta di un fenomeno ancora non ben compreso e quindi difficile da prevedere. Tuttavia, sembra essere piuttosto frequente: secondo alcune recenti ricerche, un paziente su 10 sviluppa alcune forme di Long Covid. Nei pazienti pediatrici, la percentuale è dello 0,8%.

Quali sono i sintomi del Long Covid?

Una recente ricerca pubblicata dall’Ufficio Nazionale di Statistica Britannico ha messo in evidenza quali sarebbero i sintomi più frequenti correlati al Long Covid. 

Il sintomo più comune è sempre la spossatezza (50% degli intervistati), seguita da olfatto e gusto alterati o addirittura assenti (37% degli intervistati). Alta anche la percentuale (36%) di chi manifesta difficoltà respiratorie e di chi (28%) ha importanti problemi di concentrazione, la cosiddetta nebbia cerebrale.

Altri sintomi abbastanza comuni sono costrizione toracica, difficoltà a dormire, palpitazioni, dolori articolari e mal d’orecchi. Ci sono poi anche sintomi non propriamente fisici, in particolare ansia e depressione. 

Quali sono le cause del Long Covid?

Attualmente non è ben chiaro da cosa origini il Long Covid, un fenomeno che ancora è molto variabile ed eterogeneo.

Una delle possibilità più accreditate sembra essere quella secondo cui un serbatoio di coronavirus persista dopo l’infezione acuta, rimanendo all’interno di alcuni tessuti (ad esempio l’intestino, il fegato e il cervello) e continuando a causare danni.

Un’altra possibilità è che la risposta immunitaria scatenata dal virus possa generare anticorpi e altre reazioni immunologiche contro i tessuti del corpo: questo potrebbe provocare complicazioni anche dopo la fase acuta dell’infezione.

Il vaccino protegge dal Long Covid?

Il Long Covid è una manifestazione che può colpire più facilmente alcune tipologie di persone: in particolare, il diabete di tipo 2 è stato individuato come un importante fattore di rischio.

Non è però ancora chiaro se il vaccino rappresenti un fattore di protezione o meno dal Long Covid: secondo alcuni studi, il rischio di contrarre il Long Covid è circa la metà nei vaccinati rispetto ai non vaccinati, ma secondo altri studi questa correlazione non è presente.

Non è facile ancora avere riscontro su questo punto, ma il vaccino resta un’arma potente contro il Covid-19, anche considerando che il Long Covid si manifesta con più frequenza in chi ha avuto un’infezione importante.

Quando andare dal medico?

Se presenti sintomi da Long Covid, l’indicazione generale è quella di contattare un cardiologo se dopo due mesi si avvertono ancora delle problematiche. Attraverso alcuni semplici esami, si avranno così delle indicazioni sulla necessità o meno di iniziare una terapia o un percorso di riabilitazione.

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